La mia famiglia a Taipei: un tenero regalo di Natale – Recensione

Guardare il mondo con gli occhi di una bambina. È uno dei concept più semplici che la storia del cinema abbia mai offerto, ma che ancora oggi non perde di efficacia. La telecamera si abbassa all’altezza della giovane protagonista in La mia famiglia a Taipei, il nuovo film distribuito da IWonder Pictures, disponibile nelle sale cinematografiche dal 22 dicembre. Ed è un perfetto e delicato regalo di Natale. La sorpresa cinematografica dell’anno, premiato come miglior film alla Festa del Cinema di Roma, dopo essere stato presentato a Cannes.

La mia famiglia a Taipei porta la firma di Sean Baker, il regista che lo scorso marzo ha trionfato agli Oscar, vincendo 4 premi individuali per il suo Anora. Baker ha co-scritto, editato e prodotto La mia famiglia a Taipei, che ha invece alla regia la sua storica collaboratrice Shih-Ching Tsou. I due avevano co-diretto Take Out. Dopo 21 anni di sodalizio artistico, in cui lei ha fatto da produttrice esecutiva in molti dei film di Baker, i ruoli si sono inverti e Shih-Ching Tsou ha trovato finalmente il film giusto per il suo esordio alla regia.

Un film in parte autobiografico, la cui genesi affonda le proprie radici nei ricordi personali. La regista ha raccontato, infatti, di come l’idea di partenza sia nata dalle parole di suo nonno, che le diceva che la mano sinistra era la mano del diavolo. Left-handed girl è, infatti, il titolo originale della pellicola, incentrato su una bambina mancina e sulle persone che la circondano, in quello che è un film sulla famiglia, sul confronto generazionale e sulla città di Taipei.

La mia famiglia a Taipei

La mia famiglia a Taipei mostra la quotidianità della piccola I-Jing, insieme alla sorella I-Ann e la madre Shu-Fen. Un nucleo familiare interamente al femminile (non è un caso, in una pellicola che vuole esplorare anche la parità tra uomini e donne nella società), che fa ritorno a Taiwan dopo anni di assenza. Gran parte della pellicola è ambientata nel mercato notturno di Taiwan, dove Shu-Fen ha una bancarella e viene aiutata dalle figlie.

Quel mercato diventa una rappresentazione in scala della cultura di Taiwan. Cibo tipico, negozi, luci e rumori non sono un semplice contorno, ma parte integrante del racconto. Lo stupore negli occhi di I-Jing equivale a quello dello spettatore, che si abbassa al suo livello e scopre pian piano quel mondo frenetico, spensierato e colorato. Ma dietro la spensieratezza e la bellezza delle immagini, c’è un racconto più intimo e delicato, fatto di autenticità. La vivacità esterna si scontra con la tristezza interiore dei personaggi, con i loro fardelli interiori.

Da quelli di una madre che deve occuparsi della propria famiglia, fino a quelli ingenui di una bambina, che visti da fuori fanno sorridere, ma ci ricordano che nella sua interiorità pesano quanto i grandi problemi degli adulti. Ognuno nasconde qualcosa, una parte di sé, per mostrare il proprio lato migliore. Ha dei segreti, che cela per il timore di essere giudicato. Shih-Ching Tsou mostra come il giudizio e i vincoli imposti dalla società ci segnino sin da piccoli, come la bambina che inizia a credere che la mano sinistra sia davvero “la mano del diavolo”, ed è costretta a smettere di usarla per paura di usarla in modo malevolo.

La mia famiglia a Taipei

Quei segreti maturano sotto l’apparente normalità, sotto quello strato superficiale che sembra non nascondere nulla. Il confronto diventa l’unica via di uscita. Un confronto che in La mia famiglia a Taipei è tra tre generazioni di donne, e che si risolve in una toccante presa di consapevolezza.

Non vogliamo raccontare di più o entrare nei dettagli di una storia estremamente semplice, ma che merita di essere apprezzata scena dopo scena. Tra momenti di pura ingenuità e innocenza, ed altri di profonda umanità, La mia famiglia a Taipei vi scalderà il cuore e vi farà immergere tra le bancarelle di Taiwan, con gli occhi di una bambina.

8.3

Verdetto

La mia famiglia a Taipei è un film semplice ma ricco di profondità e umanità, che porta a guardare il mondo con gli occhi di una bambina, ma affrontando temi più maturi. Un racconto intimo e delicato, in cui la vivacità e la bellezza del mercato notturno di Taiwan si incontrano e si scontrano con il buio interiore dei personaggi, i segreti che celano per mostrare il lato migliore di sé stessi. Un film sulla famiglia, capace di toccare i tasti giusti con grande sensibilità. Una bella sorpresa cinematografica, nonché il miglior film che troverete in sala a Natale.