La Sposa: il Frankenstein punk femminista che si perde nel caos – Recensione

Il Frankenstein di Mary Shelley sta diventando, negli ultimi anni, una costante del grande schermo. Siamo partiti con lo splendido Povere Creature! (Poor Things) di Yorgos Lanthimos, che seppur adattando un romanzo di Alasdair Gray, affonda le sue radici nell’opera di Shelley. Pochi mesi fa è stato il turno del ben più fedele Frankenstein di Guillermo Del Toro, candidato agli Oscar ma ben lontano dai livelli del lavoro di Mary Shelley. A concludere questa ideale trilogia, arriva nelle sale La Sposa! di Maggie Gyllenhaal, liberamente ispirata al film La moglie di Frankenstein del 1935. E purtroppo conferma anche la parabola discendente della qualità di questi adattamenti, arrivando quasi a toccare il fondo.

La Sposa! è l’opera seconda della Gyllenhaal, che da attrice (Il Cavaliere Oscuro, Secretary) si era spostata dietro la macchina da presa già nel 2021, con un buon debutto alla regia come La figlia oscura. Un’opera prima talmente convincente da spingere Warner Bros. a staccare un assegno dalla cifra mostruosa di 80 milioni di dollari, per questo adattamento punk femminista di Mary Shelley con qualche buona idea alla base, ma che finisce per strafare.

Sembra un’opera quasi svogliata, senza una direzione precisa, quella di Maggie Gyllenhaal, nonostante abbia cercato di giocare in casa, coinvolgendo nel cast del film suo fratello Jake Gyllenhaal, suo marito Peter Sarsgaard e due suoi precedenti collaboratori nei due ruoli principali della pellicola. Da un lato abbiamo Christian Bale (Il Cavaliere Oscuro) in una più che convincente versione della Creatura di Frankenstein, detta anche “Frank”. Dall’altra c’è “la sposa”, ovvero Jessie Buckley (Hamnet, La figlia oscura), che si rende protagonista di una delle prove peggiori della sua carriera, proprio nei giorni che la accompagneranno al grande e scontato trionfo nella notte degli Oscar 2026. A completare un cast d’eccezione, anche Penelope Cruz e Annette Bening.

Buckley presta il volto anche alla stessa autrice, Mary Shelley, in un prologo in cui la scrittrice afferma di non essere riuscita a raccontare in modo adeguato la storia che più le premeva raccontare, quella della sposa della Creatura di Frankenstein. Ed è il primo segnale del fatto che la forma domini la pellicola più del contenuto. La sposa della Buckley esce continuamente dai binari.

Prima abbiamo nominato Poor Things perché, sin dalle prime fasi del racconto, a partire dalla scena della creazione, è impossibile non notare le forti analogie con la pellicola di Yorgos Lanthimos. La Gyllenhaal ha sfidato la sorte, nel tentativo di replicare il successo di Povere Creature!, in cui però l’urlo femminista e la critica sociale risultavano ben più forti e meno forzati. In più, La Sposa! non può contare sulla componente produttiva del film del regista greco, che aveva fatto di scenografie, costumi e dell’interpretazione di Emma Stone i suoi punti di forza.

Peccato per Christian Bale, che continua a faticare a trovare i film giusti. Dopo il grande successo di Le Mans ’66 nel 2019, ha fatto seguito una serie di film del calibro di Thor: Love and Thunder, Amsterdam e The Pale Blue Eye. Speriamo che La Sposa! sia l’ultimo capitolo di questa fase di carriera decisamente rivedibile. E soprattutto, ci auguriamo che non sia uno stop brutale per la carriera da regista di Maggie Gyllenhaal, che di certo non riuscirà a strappare nel giro di poco tempo un budget di produzione di questa portata, ma ha dimostrato di avere le capacità per poter fare molto meglio di così.

Restano però delle idee alla base meritevoli. Molti potranno essere anche intrattenuti dagli eccessi de La Sposa!, e siamo ben consapevoli che è un film senza vie di mezzo, da amare o da odiare. E spesso far discutere è uno dei risultati più ammirevoli del cinema.

5

Verdetto

La Sposa! è un film di eccessi, in cui non bastano delle idee e tematiche interessanti per salvare il risultato finale. Christian Bale nei panni della Creatura è tra le poche cose salvabili di una pellicola in cui le due ore di durata si sentono più del necessario. Proprio come il film, non ci sono vie di mezzo: o lo sia ama o lo si odia.