Se solo potessi ti prenderei a calci, Recensione – Un claustrofobico dramma grottesco

Se solo potessi ti prenderei a calci, in inglese If I hai legs I’d kick you, è il titolo del secondo lungometraggio di Mary Bronstein, a distanza di ben 17 anni dal precedente Yeast (2008) con protagonista la stessa regista e Greta Gerwig. Se solo potessi ti prenderei a calci è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival e al Festival di Berlino e ora, distribuito in Italia con IWonder, grazie alla sua incredibile protagonista, si sta facendo strada nella stagione dei premi. Rose Byrne, infatti, già premiata ai Golden Globe per la Miglior Attrice Protagonista in una comedy, è in gara anche nella cinquina degli Oscar.

Il lungometraggio della Bronstein si concentra tutto su Rose Byrne che, con la sua interpretazione, ne costituisce la forza e la matrice. L’intera sceneggiatura ruota attorno alla figura della protagonista, Linda, attraverso la quale percepiamo e ci immergiamo in una visione del mondo che è la sua. Un universo frustante che la attanaglia, dove tutto le piomba addosso (metaforicamente e letteralmente) e in cui l’unica via d’uscita è fuggire e abbandonare tutto. Ma questa fuga, traducibile in un’evasione dai doveri morali ed etici, non sarebbe corretta.

Se solo potessi ti prenderei a calci

Di cosa parla Se solo potessi ti prenderei a calci?

Ma facciamo un passo indietro dando brevi indicazioni sulla trama di Se solo potessi ti prenderei a calci. Linda è una psicoterapeuta con una figlia afflitta da una malattia (che non viene mai citata) che la obbliga ad essere intubata e legata ad un sondino nella pancia. Suo marito è un marine che la chiama incessantemente costringendola a prendersi cura h24 della bimba. Tutto va a rotoli: Linda (per dirla alla Almodovar) è una donna sull’orlo di una crisi di nervi e, quando tutto le casca addosso anche il suo soffitto non regge.

La casa, allagata e con un buco nel soffitto da cui fuoriescono muffa e sostanze tossiche, non è più l’ambiente ottimale per vivere, e così, mamma e figlia, trovano una sistemazione provvisoria in un motel. Se di notte Linda, tra una bottiglia di vino e l’altra, nelle sue serate insonni, schiva l’interesse di un insolito vicino interpretato da ASAP Rocky, di giorno assorbe le crisi dei suoi pazienti e neppure il suo psicoterapeuta la vuole ascoltare.

Se solo potessi ti prenderei a calci

Il crollo metaforico e letterale

Se solo potessi ti prenderei a calci è un mix tra commedia grottesca e dramma nevrotico dove il fuori campo è un protagonista ex machina. All’inizio vediamo solo Rose Byrne mentre gli altri protagonisti si materializzano tramite l’espediente sonoro: la voce della bimba (inquadrata solo alla fine), la voce del marito al telefono, la voce dei pazienti. Linda assorbe tutto e la messa in scena ci lascia abbandonati nei suoi contorti nervi tesi: le voci si affollano nel fuori campo e ci proiettano nella sua mente, un vortice di sensazioni materiche che viviamo insieme alla protagonista. E la sua nevrosi è esplicitata dall’avvento di un soprannaturale che si cela velato nel buco sul soffitto, un buco che metaforicamente incarna il suo vortice psicotico, il suo crollo emotivo e che si tratteggia con elementi fantastici in cui Linda si abbandona (e questo avviene attraverso l’espediente delle sostanze di cui fa uso).

Il soffitto non regge, Linda neppure. La casa è un disastro e Linda si abbandona. L’opera tratta coraggiosamente il tema della maternità in maniera diretta e cruda, con una messa in scena e un fuori campo che si fanno claustrofobici e che ingabbiano anche lo spettatore nel senso di colpa e nella fragilità emotiva di Linda. Una soggettivazione soffocante e destabilizzante. Se solo potessi ti prenderei a calci è un titolo emblematico ed evocativo per un film senza filtri, nevrotico, disturbante e “difficilmente digeribile”, oscurato probabilmente da un Die my Love, che sempre tratta di una crisi post parto, ma sicuramente un lungometraggio coraggioso (forse poco adatto a menti sensibili).

7

Verdetto

Se solo potessi ti prenderei a calci tratta coraggiosamente il tema della maternità in maniera diretta e cruda, con una messa in scena e un fuori campo che si fanno claustrofobici e che ingabbiano anche lo spettatore nel senso di colpa e nella fragilità emotiva di Linda.