Bugonia: significato e spiegazione del finale

Bugonia, il nuovo film di Yorgos Lanthimos con Emma Stone e Jesse Plemons, è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche, dopo la premiere alla Mostra del Cinema di Venezia.

Bugonia è una spettacolare e sconvolgente satira sociale, una parabola umana che racconta il caos della società odierna e della nostra specie. Una commedia nera che mescola humor e tragedia, culminando in uno sconvolgente finale. Una conclusione che farà indubbiamente parlare di sé. Ma siete sicuri di aver compreso fino in fondo l’epilogo della pellicola?

Cerchiamo di analizzare e fare chiarezza sul significato del finale e dell’intera pellicola. Nel seguito sono ovviamente presenti spoiler, quindi vi consigliamo di leggere il seguito solo se avete già visto Bugonia, per non rovinarvi le tante sorprese del film. Se non avete ancora visto il film, vi rimandiamo alla nostra recensione senza spoiler.

Bugonia

Come finisce Bugonia?

Il sorprendente finale di Bugonia svela la verità sul personaggio di Emma Stone, Michelle. Dopo aver dato l’impressione che la teoria sull’esistenza degli alieni fosse frutto della follia di Teddy, si scopre che in realtà il personaggio interpretato da Jesse Plemons ha sempre avuto ragione. Michelle è davvero un’aliena proveniente da Andromeda, anzi è addirittura l’imperatrice della sua specie.

Tutte le assurde teorie cospirazioniste di Teddy si rivelano vere: gli Andromediani usano i loro lunghi capelli per essere localizzati, la nave spaziale degli alieni è esattamente come modellata da Teddy, e Michelle può teletrasportarsi su di essa grazie all’armadio nel proprio ufficio, digitando una combinazione di numeri sulla calcolatrice.

Inizialmente le confessioni di Michelle sembrano voler depistare Teddy e lo spettatore. La donna suggerisce a Teddy di iniettare l’antigelo della macchina a sua madre, facendogli credere che si tratti della cura per interrompere il coma, solo nella speranza che venga arrestato durante il tentativo. Teddy invece, dopo il suicidio del cugino Don, uccide la madre e fa ritorno nello scantinato, dove Michelle confessa tutta la verità sulla sua natura e sugli alieni di Andromeda.

Pur trattandosi della confessione più sincera, dettagliata e credibile anche agli occhi dello spettatore, nelle sequenze successive Lanthimos continua a insinuare il dubbio nello spettatore. Michelle invita Teddy nel suo ufficio e gli promette di portarlo sulla sua nave. Una volta nell’edificio della Auxolith, le incertezze messe in scena da una fenomenale Emma Stone, come quelle relative al codice da digitare sulla calcolatrice, sembrano un ulteriore tentativo di depistare lo spettatore e Teddy, distraendo il ragazzo mentre l’ufficio viene circondato dalla sicurezza.

Il primo colpo di scena del finale di Bugonia si ha quando Teddy, pronto ad essere teletrasportato e con addosso una cintura di materiale esplosivo, salta in aria. L’esplosione, si scopre in seguito, non è un semplice malfunzionamento delle bombe, come ipotizzato dall’agente di polizia a Michelle. In realtà è stata causata dal “cortocircuito” tra l’esplosivo e il teletrasporto.

Poco dopo, vediamo infatti Michelle fuggire dall’ambulanza, nella notte dell’eclissi lunare, per recarsi nel suo ufficio e teletrasportarsi. Qui tutti i dubbi vengono sciolti e si ha la sorprendente rivelazione: Michelle è l’imperatrice di Andromeda. La vediamo sedere sul trono della sua nave, e insieme ai suoi consiglieri prende la decisione sul destino dell’umanità. Tutti gli esperimenti, come quello della madre di Teddy, sono ormai falliti. Non c’è più modo di salvare l’umanità. Con una lacrima sul volto, l’imperatrice uccide tutti gli uomini, lasciando solo le altre specie sulla Terra. La natura riconquista il suo spazio e le api possono tornare agli alveari, come dimostra l’ultima suggestiva immagine di un’ape che impollina un fiore, concludendo il film proprio come era iniziato.

Bugonia

Bugonia: analisi del finale

Il finale di Bugonia rimanda al titolo del film. La bugonia è l’antica credenza, narrata da Virgilio nelle Georgiche, secondo cui uno sciame di api si genera spontaneamente dalla carcassa di un bue morto. La vita che nasce dalla morte e dal sacrificio.

Il sacrificio è quello dell’umanità. Il sangue umano è necessario per salvare la Terra e le altre specie che la abitano. Gli andromediani tentano prima un approccio meno drastico, cercando attraverso le cure sperimentali di estirpare il gene dell’egoismo, ritenuto il principale responsabile del tracollo dell’umanità e delle conseguenti guerre e dell’impatto ambientale sulla Terra.

Anche Michelle ammette di essere diventata più egoista, trascorrendo il proprio tempo sulla Terra, circondata dagli umani. A causa di quel gene impiantato dagli uomini in laboratorio. Perché dopo l’estinzione dei dinosauri, l’imperatore di Andromeda si sentiva in colpa e ha creato gli uomini a propria immagine, per popolare il pianeta. Ma quando gli umani hanno tentato di migliorarsi in laboratorio, spiega Michelle, ha avuto inizio quel tracollo che ha portato all’estinzione, prima di far ripartire l’evoluzione dalle scimmie. Ma dopo una lunga successione di guerre, morte e distruzione, è giunto il momento di un ulteriore estinzione dell’umanità.

A nulla sono serviti i tentativi di Michelle, attraverso la propria azienda, di curare gli umani, scegliendo soggetti estremamente fragili per i propri test. L’imperatrice ammette, infatti, che se soggetti così deboli fossero stati in grado di rispondere alle cure, allora ci sarebbe stata speranza per tutta l’umanità. Ma una volta tornata sulla nave e scoperto che tutti i tentativi sono ormai falliti, non le resta che prendere la decisione più drastica.

Ma a cosa sono dovute le lacrime dell’imperatrice nel momento in cui stermina l’umanità? Presumibilmente, dopo tutto il tempo trascorso sulla Terra, si era affezionata e aveva visto il buono in molti uomini. L’esempio più eclatante è probabilmente Don, che aveva notato il lato più umano di Michelle, ma si è tolto la vita perché incapace di convivere col suo conflitto interiore fra la cosa giusta da fare e l’affetto nei confronti del cugino. Prima di morire, Don dice di voler andare via, lontano dalla Terra e dalla sofferenza che essa ospita.

Si potrebbe criticare il fatto che, nel resto del film, lo stesso personaggio era apparso freddo e glaciale, e nei panni della CEO di una multinazionale aveva sfruttato i suoi dipendenti. Ma la chiave di lettura fondamentale del film risiede nel fatto che entrambi i co-protagonisti ritengono di agire nel giusto, da eroi. Il personaggio di Emma Stone guida un’azienda e cerca di amministrarla come l’ape regina di un alveare, convinta che solo attraverso l’altruismo e la totale dedizione alla causa di tutti i dipendenti si potesse raggiungere l’obiettivo comune, il bene dell’alveare.

D’altronde, è dietro la facciata della Auxolith che avevano luogo gli esperimenti per salvare l’umanità. Proprio come Teddy, però, non si rende conto che nel perseguire un giusto obiettivo, sconvolge la vita di chi dovrebbe aiutarla nel raggiungerlo. Teddy travolge Don e lo porta a non reggere più il peso dell’esistenza, mentre i metodi di Michelle guidano i suoi dipendenti verso uno stato di alienazione e disperazione, in un film che è fortemente anticapitalista e ruota interamente attorno al gioco di ruoli e di potere tra i personaggi coinvolti.

C’è sempre qualcuno in grado di controllare la vita di qualcun altro. Teddy esercita un controllo su Don, comportandosi come il sistema che condanna. I CEO delle multinazionali hanno in pugno i loro sottoposti. Può bastare una semplice mossa dall’alto per portare alla rovina molte persone. Come il semplice gesto di far scoppiare una bolla, nella scena finale del film, che sancisce la fine dell’umanità tutta.