Disclosure Day: il ritorno alla fantascienza di Steven Spielberg – Recensione

Dopo West Side Story e The Fabelmans, Steven Spielberg torna alle origini. Torna a raccontare l’ignoto, la fantascienza e la sua grande ossessione: la vita extra-terrestre e l’incontro tra specie diverse. Ma il suo “giorno della rivelazione”, il suo Disclosure Day, ha anche qualcosa in più. C’è tantissima azione e c’è, soprattutto, una dirompente componente sociale ed emotiva.

Dal punto di vista prettamente tematico, siamo di fronte ad una delle pellicole più forti nella carriera di Spielberg. Si parla, in particolar modo, di empatia, in un mondo in cui è difficile guardare negli occhi chi si ha di fronte. Ed è anche un film sulla fede e sulla potenza delle immagini e dell’informazione, i mezzi più influenti a disposizione dell’uomo (eppure un personaggio ci ricorda che, ad oggi, la prima reazione davanti ad un’immagine assurda non può che essere: è stata realizzata con l’intelligenza artificiale?).

Spielberg confeziona un action movie fantascientifico incredibilmente umano. Disclosure Day è il connubio tra le varie fasi cinematografiche di Spielberg. Incontri ravvicinati del terzo tipo incontra Minority Report ed E.T. Ma c’è anche un po’ di The Fabelmans, se vogliamo, nel parlare di esperienze e sentimenti umani, oltre che di un personaggio femminile, al centro di tutto, ben scritto e messo in scena. In The Fabelmans aveva il volto di Michelle Williams, in Disclosure Day è una fantastica Emily Blunt, in una delle interpretazioni migliori della sua carriera.

Disclosure Day

In senso assoluto, non siamo di fronte al miglior Spielberg di sempre. Il che vuol dire ben poco, perché pur non essendo un capolavoro, è un film che resta, che diverte e coinvolge per poi lasciare brutalmente il segno. Pochi registi al mondo hanno la capacità di far vivere il cinema per quello che è davvero, un mezzo capace di far immergere totalmente in una storia e farsi trasportare dalle immagini. Disclosure Day ci ricorda perché Spielberg è uno di quei registi.

Tecnicamente c’’è ben poco da commentare: è una gioia per gli occhi. Più che mai un film di Spielberg per il grande schermo, tra elementi action che lasciano senza fiato e momenti visivamente incredibili. Qualche scricchiolio nella sceneggiatura invece non manca, tra qualche scelta narrativa forzata, villain non memorabili e alcuni momenti e dialoghi fin troppo pretenziosi. Chi viene sacrificato maggiormente è il personaggio di Josh O’Connor, un po’ oscurato da Emily Blunt, Colman Domingo e Colin Firth, ma anche dalla sorprendente Eve Hewson. Ma nel quadro complessivo del film, c’è equilibrio in tutto, anche nella gestione dei personaggi.

Emily Blunt in Disclosure Day

E poi si arriva al finale, alla fase che potrebbe tanto far storcere il naso a qualcuno, quanto mettere d’accordo anche qualche detrattore del film. Spielberg una scelta scontata e potenzialmente suicida, dal coefficiente di difficoltà elevatissimo. Ma è una scelta che Steven Spielberg (e forse solo lui) può permettersi di fare e portare a termine con successo, trasformando quella scelta narrativa in un momento di grande pathos narrativo, il più sacro della pellicola. Tutto si ferma e la sala cinematografica diventa l’estensione della scenografia del film. Nel silenzio più totale, gli occhi sono puntati sullo schermo, e ognuno interiorizza e digerisce a proprio modo le immagini che passano davanti ai propri occhi.

Un finale che fa riflettere, su come le nostre vite sarebbero sconvolte da un ipotetico “giorno della rivelazione”, e lascia un profondo senso di comunità. In questo senso, Disclosure Day ha diverse cose in comune con Bugonia di Yorgos Lanthimos. E i finali di questi due film, per quanto estremamente lontani l’uno dall’altro e narrativamente opposti, sono in realtà in dialogo tra loro. Anche le lacrime del personaggio di Emma Stone nel film del regista greco erano, tra le altre cose, di empatia nei confronti dell’altra specie. Anche le vittime di Jesse Plemons venivano torturare per estorcere verità e conoscenze. Ed entrambi, infine, in modi ben diversi, sono riusciti a fermare il mondo, a immobilizzarlo e far passare in secondo piano persino le guerre. Due film che invitano a porsi domande piuttosto che dare risposte.

7.5

Verdetto

Disclosure Day è un action movie fantascientifico profondamente umano, capace di divertire e intrattenere prima di culminare in un finale dall'enorme impatto emotivo e sociale. La regia di Spielberg fa passare in secondo piano anche i piccoli problemi narrativi, trasportando gli spettatori in una continua corsa che a tratti lo avvicina ad un Mission Impossible. È il punto di incontro fra le varie ere cinematografiche di Spielberg, in grado di unire il suo cinema d'azione e fantascienza con la sensibilità e l'umanità delle sue ultime pellicole. Tra le tante cose è un film sull'empatia, e questo è forse quanto di più necessario ci possa essere nella società odierna. Disclosure Day non passerà alla storia come il miglior Spielberg di sempre e non accontenterà tutti, ma è una storia che solo Steven Spielberg avrebbe potuto raccontare con questi risultati, ed è importante che l'abbia fatto.