Emily in Paris 5, recensione: il troppo stroppia

È sbarcata su Netflix la stagione 5 di Emily in Paris, la serie con protagonista Lily Collins tra marketing, moda, amore e social. In questa stagione, come anticipato dal finale della precedente, la protagonista si trova a Roma, dove sta cominciando una nuova avventura: nuova casa, nuovo ufficio e soprattutto un nuovo amore. 10 episodi ricchi di dettagli che forse servono solamente ad allungare uno show che poteva concludersi qualche stagione fa.

Dove c’eravamo lasciati con Emily

Ormai diverso tempo dopo il trasferimento a Parigi della statunitense Emily, la ragazza sembra quasi avere trovato il suo equilibrio. Le sue conoscenze della lingua francese aumentano, ha una rete solida di amici, un lavoro che ama e una buona routine. Alla fine della quarta stagione, quello che doveva essere solamente un breve viaggio a Roma per amore, diventa un opportunità lavorativa per Sylvie, a capo dell’agenzia di marketing per cui lavora la protagonista. Sylvie decide infatti di aprire un nuovo ufficio a Roma, e lasciare le redini di questa espansione proprio a Emily. La nuova stagione si apre proprio qui, nel primo giorno di Emily nel nuovo ufficio romano, ma niente andrà come previsto.

Benvenuta a Roma

Emily è entusiasta di aprire un nuovo capitolo della sua vita, ma fin da subito il percorso si presenta molto più burrascoso di quanto pronosticato. Per mantenere un ufficio a Roma è necessario avere diversi clienti, e al momento l’agenzia ha un solo cliente, il marchio Muratori, della famiglia di Marcello, la nuova fiamma di Emily. Sylvie decide di spostare tutti i dipendenti a Roma per qualche settimana, così da trovare dei nuovi clienti, anche grazie all’aiuto di una sua vecchia conoscenza: la principessa Jane interpretata da Minnie Driver. Tante saranno le peripezie di questo nuovo capitolo romano, tra nuovi amori, litigi e grandi ritorni, Emily dovrà tornare a Parigi per terminare la stagione facendo un salto a Venezia.

Perché Emily in Paris 5 non funziona

La quinta stagione di Emily in Paris è il perfetto esempio di un prodotto che sta andando avanti a oltranza, ma che poteva terminare diverse stagioni fa, senza mettere così tanta carne al fuoco inutilmente. Emily stava trovando il suo equilibrio a Parigi e per questo sicuramente non sarebbe stato possibile continuare ancora per molto la storyline sul suo essere impacciata in un paese diverso dal suo. Ma ciò non può essere risolto semplicemente catapultandola in un altro stato, cercando di ricreare lo stesso scenario.

La sua situazione sentimentale inoltre risulta sempre più noiosa. I personaggi con cui Emily ha avuto una relazione in precedenza, Gabriel e Alfie, erano decisamente più interessanti della sua nuova fiamma italiana. Marcello risulta un personaggio debole e non riesce a conquistare in pubblico per diverse ragioni. La sua presenza nella vita di Emily, allontana lo show dall’ambientazione che aveva fatto appassionare il pubblico, Parigi. Inoltre non è un personaggio ben caratterizzato, tanto da essere spesso fastidioso e sembrare estremamente incoerente.

Tutti i punti che avevano fatto appassionare gli spettatori risultano in questa stagione carenti e sconclusionati. Chiaramente la quinta stagione lascia le porte spalancate per un possibile sesto capitolo, che, nel caso in cui dovesse essere confermato, ci auguriamo riporti la storia sui passi delle sue origini e dia una degna conclusione allo show.

3

Verdetto

Emily in Paris nasce come un prodotto leggero, una rom com spensierata incentrata su un'americana a Parigi. Questa stagione però risulta noiosa, trama e amori vengono riciclati dalle stagioni precedenti per allungare ancora uno show che poteva concludersi qualche anno fa.