Il Diavolo Veste Prada 2: un sequel sopra le aspettative – Recensione

Diciamo la verità. Quando è stato annunciato Il Diavolo Veste Prada 2, le sensazioni erano tutt’altro che positive. L’ennesimo sequel di un film di successo, in una Hollywood in cui cavalcare l’onda è la fonte di profitto più amata dalle case di produzione. Eppure, Il Diavolo Veste Prada 2 ha fortunatamente smentito tutti questi dubbi.

D’altronde, la mossa più logica seguendo questo ragionamento sarebbe stato sfruttare il momento, ufficializzando il sequel subito dopo il trionfo del primo film. Il regista David Frankel e la sua squadra hanno invece avuto il coraggio di non affrettare le cose, di avere davvero qualcosa da raccontare, dopo un primo capitolo che poteva reggersi perfettamente in piedi da solo. Era necessario che qualcosa cambiasse, che il mondo cambiasse, per poter dar modo a quei personaggi iconici di tornare sul grande schermo in modo autentico e non forzato.

Il Diavolo Veste Prada 2

A distanza di 20 anni, le trasformazioni ci sono state e hanno travolto il mondo dell’informazione e dell’editoria. Sono questi cambiamenti che fanno riavvicinare i personaggi principali. In questa nuova pellicola, il giornalismo assume un ruolo predominante, ben più importante di quello della moda. Abiti e sfilate fanno da contorno, ma il fulcro tematico è quello della crisi dell’informazione. Di un settore che non ha ancora capito come reggersi in piedi, in cui le inchieste devono necessariamente lasciare spazio alle notizie cliccabili.

Dopo una prima parte di carriera di successo, coronata da diversi riconoscimenti per le proprie inchieste, Andy Sachs (Anne Hathaway) e l’intero team della sua redazione vengono licenziati da un giorno all’altro. Al tempo stesso, la rivista Runway, diretta da Miranda Priestly (Meryl Streep), è alla ricerca di un rilancio mediatico. Lo scenario ideale per favorire il ricongiungimento di Andy e Miranda, che torneranno a lavorare insieme per mantenere Runway ai vertici.

Insieme a loro c’è sempre il fidato Nigel, interpretato da Stanley Tucci. E ancor più rispetto al primo film, Nigel è il cuore pulsante di Runway e dell’intera pellicola. Il personaggio più onesto, e che regala uno dei momenti più sentiti di questo sequel. Non è invece insieme a loro Emily Charlton (Emily Blunt), ora a capo di uno dei marchi di lusso senza cui la rivista non potrebbe sostenersi. I destini di tutti i protagonisti tornano quindi a intrecciati.

Tutti e quattro offrono notevoli interpretazioni, come se non fosse passato un giorno dal debutto nelle sale del primo film. D’altronde, è evidente come sia la passione a guidare questo film, quella dell’intero cast e della troupe. Perché riuscire ad avvicinarsi all’originale, senza danneggiarne il ricordo, è estremamente complicato. E invece, ogni personaggio è stato trattato col rispetto che meritava, dopo essere entrato nell’immaginario collettivo nel corso di questi venti anni.

Non necessariamente amerete tutte le loro scelte, ma mostrano molto bene come il tempo possa far cambiare le persone. L’anima nel profondo è identica, ma vedrete fare a Miranda cose che non avrebbe fatto due decenni fa.

Qualche strafalcione c’è, ma niente di troppo drammatico. Tra le cose che abbiamo apprezzato meno c’è la rapidità nel ricongiungimento iniziale. Oppure molte delle sequenze ambientate a Milano, che pur rendendoci felici per il cospicuo ruolo che la città ha nel film, toglie parecchio ritmo. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dall’affascinante sequenza con Meryl Streep in una deserta galleria Vittorio Emanuele II.

Il Diavolo Veste Prada 2

Questo Il Diavolo Veste Prada 2 non è al livello dell’originale sotto tanti aspetti, ma l’entusiasmo e la passione messa nel realizzarlo lo elevano notevolmente. È un film nostalgico, con tanti richiami al passato, anche nella struttura narrativa, ma adattata ai giorni nostri. Ma come detto in apertura, l’aspetto più interessante è il riferimento al cambiamento dei media e del giornalismo nella società attuale.

C’è una certa sensibilità nella trattazione di questi temi, che però non finisce per incupire i toni del film. Ciò che ha funzionato maggiormente nel primo film è, infatti, la serietà che si cela dietro la patina e le atmosfere da rom-com, la leggerezza che lo rende “rewatchable”, ma senza sacrificare la sceneggiatura. Pur senza approfondimenti eccessivi, il che ci ricorda che siamo pur sempre di fronte ad un mega blockbuster, e come tale va trattato; se non altro, ha qualcosa da dire.

In sintesi, Il Diavolo Veste Prada 2 è esattamente questo: un film leggero e divertente, in grado di trasportare gli spettatori in un mondo al quale, nella vita reale, non sia ha un accesso diretto. Il tutto arricchito da una buona sceneggiatura e ottime interpretazioni. Insomma, ha gli ingredienti del primo film, ed è per questo che non c’è da aspettarsi nulla di più, ma fortunatamente neanche molto di meno. Se avete amato il primo film, andate in sala senza paura. E se non siete grandi fan dell’originale, concedetegli comunque un’occasione. Per esperienza diretta, potreste finire per apprezzare maggiormente questo sequel.

7

Verdetto

Non sarà al livello dell'originale, ma Il Diavolo Veste Prada 2 è meglio di quanto ci si poteva aspettare. Un sequel che trova il giusto equilibrio tra effetto nostalgia e novità, trattando con rispetto i personaggi e l'eredità del passato, ma avendo davvero qualcosa da raccontare. Una riflessione sui cambiamenti nel mondo dell'informazione e dell'editoria, costellata da interpretazioni di livello, abiti di lusso e toni spensierati. La sensazione è che manchi comunque qualcosa, ma solo il tempo potrà dire se riuscirà a diventare un cult quanto l'originale. Di certo, Il Diavolo Veste Prada 2 è un riuscitissimo film d'intrattenimento, che piacerà ai fan del primo film ma potrebbe conquistare anche i suoi detrattori.