Marty Supreme, Recensione: Timothée Chalamet è “in pursuit of greatness”

L’anno scorso, alla cerimonia di premiazione degli Screen Actors Guild (SAG), Timothée Chalamet pronunciava un ambizioso discorso accettando la possibilità che i più lo vedessero come un giovane attore assetato di ricevere riconoscimenti fini a se stessi. La verità è che quando hai un talento e una passione, puoi tutto. Ma la linea tra passione e ossessione è sottile, ed è forse per questo che Marty Supreme, dalla superba mente e regia di Josh Safdie, è un climax di pura follia che ci fa sprofondare negli abissi di un’ossessione folgorante, senza sfociare nelle tinte fosche (il tipico “genio e follia” che amano le penne dei registi), ma trasportandoci in un turbinio passionale di motivazione incessante e ricerca del successo a tutti i costi.

Marty Supreme sembra cucito addosso all’attore di Call me by your name. Marty Supreme è Timothée Chalamet. O forse, Timothée Chalamet è Marty Supreme. Persona e personaggio si fondono in un unicum e il percorso intrapreso a partire dai SAG, procede rapidamente. Già vincitore di un Golden Globe, Chalamet sembrerebbe il super favorito agli Oscar. E dopo il fallimento del suo Bob Dylan, con Marty Supreme sembra aver raggiunto l’apice.

Safdie si ispira liberamente alla storia di Marty Mauser per poi adattarla alla vita di Chalamet: “L’ho incontrato prima che uscisse Call me by your name. Era semplicemente un ragazzo che aveva una visione suprema di se stesso. Era un sognatore, un vero sognatore. Sapeva perfettamente dove stava andando. Il film è stato scritto completamente per Timmy. Per il suo lato sognatore”. Con il suo Marty Supreme, l’obiettivo di essere “one of the greats” (uno dei più grandi) è sempre meno sfocato. Marty Mauser e il suo sogno, vanno di pari passo con Chalamet e il suo sogno. Indistinguibili, inseguendo una pallina arancione, inseguendo il successo, in maniera forsennata ma sempre accessi da una passione ardente inestinguibile.

Marty Suprem

Marty Supreme e la sua pallina arancione

Gli Alphaville e i Tears For Fears sono solo due delle voci che popolano l’accompagnamento sonorodi questo film che da subito rivela la regia di Safdie. Uno stile troppo energico da essere quasi nevrotico, se si vuole osare addirittura “nauseambondo”, ma uno stile che sappia distinguersi è la chiave per le grandi storie. Forever Young: sì, per sempre giovane e per sempre inarrestabile.

Marty Mauser è stato 5 volte campione mondiale di ping pong e in questa pellicola, lungi dall’essere un biopic, il protagonista non può soffocare il suo talento nella Manhattan violenta e polverosa degli anni ’50. Pur di partecipare ai tornei, Marty è disposto a tutto, perché se non credi prima tu in te stesso, chi dovrebbe farlo? Ambizione, perseveranza nervosa: Mauser ruba, si spoglia (letteralmente), si umilia e fugge da furto in furto, da menzogna in menzogna, pur di riuscire nel suo obiettivo irrefrenabile. Arrogante e fastidiosamente sicuro di sé.

Marty Supreme

Le altre figure sono un contorno, osservatori della vita di Marty Mauser e di Timothée Chalamet; anche le figure femminili, seppur forti, tra malinconia e speranza, risultano quasi sfocate in quanto offuscate dalla grandezza del sogno. Dream Big, ripete lo spot promozionale del film. Anche lo sport, il ping-pong, sicuramente meno affascinante del tennis o della box (d’altronde non si tratta di un film sportivo) è solo il background di un racconto mitologico. Un viaggio turbolento e introspettivo, di cui noi siamo spettatori. La grandezza attoriale di Chalamet, mai come in questo film, esplode insaziabilmente. In una spasmodica convulsione di suoni e immagini, Josh Safdie dirige un Timothée Chalamet febbrile e passionale, che, come il suo Marty, sogna in grande.

9

Verdetto

Marty Supreme è una grande storia che racconta di un grande sogno. Il viaggio mitologico di Marty Mauser, si sposa con la passione e il talento di Timothée Chalamet in un folle turbinio che ci travolge. Suoni e immagini spasmodiche si fondono con la recitazione febbrile di Chalamet, che punta ad essere "one of the greats".