Una battaglia dopo l’altra: la rivoluzione di Paul Thomas Anderson – Recensione

Paul Thomas Anderson ha superato ogni pronostico, di nuovo. Una battaglia dopo l’altra è l’ultima, maestosa, opera del regista di Magnolia, Il Petroliere e Il Filo Nascosto. Un film che per certi versi non sembrava poter essere vero, al momento del suo annuncio. Con un budget di oltre 115 milioni di dollari, per gentile concessione di Warner Bros., è senza ombra di dubbio il più costoso della carriera di Anderson, un regista amatissimo dalla critica ma meno dal box office. Non siamo però qui per commentare gli incassi della pellicola. Ci basta che qualcuno abbia avuto il coraggio di finanziare il progetto dei sogni di uno dei più grandi cineasti del cinema moderno. E se i risultati sono questi, l’invito è di correre al cinema, per garantire che anche il prossimo veda la luce del sole.

Qui Anderson torna a prendere ispirazione dallo scrittore Thomas Pynchon (in particolare il romanzo Vineland), ma a differenza del precedente adattamento, Vizio di forma, lo fa con più libertà, per realizzare un film meno psichedelico e con meno formalismi, più diretto ed efficace. Un’opera in grado di parlare a tutti, sia al grande pubblico che agli amanti del suo cinema.

Perché Una battaglia dopo l’altra si muove sul sottilissimo confine tra commedia, dramma e action. Solo un maestro come PTA poteva realizzare un’opera di questo tipo senza dar mai l’impressione di strafare, alternando toni, situazioni e personaggi magistralmente. Come suggerisce il titolo, lo spettatore si trova immerso in una corsa frenetica, una battaglia dopo l’altra in cui raramente Anderson fa respirare i suoi personaggi. Il risultato è una sequenza travolgente di immagini in grado di lasciare senza fiato, sia per il loro impatto visivo che per quello emotivo.

Una battaglia dopo l’altra è anche uno dei film più importanti della carriera di Paul Thomas Anderson. Il che non vuol dire necessariamente il migliore, in una filmografia che di capolavori ne vanta già abbastanza. Di certo però, poche volte è stato così in grado di veicolare messaggi talmente urgenti, di parlare della società attuale attraverso un film che non poteva uscire in un momento storico più adatto. Perché cambiano i protagonisti e cambiano gli scenari, ma il mondo resta un campo di battaglia, in cui si lotta per la ricerca della libertà. Ed è curioso che esca al cinema nello stesso periodo di altri film con tematiche non troppo distanti e altrettanto importanti, come Eddington di Ari Aster e Bugonia di Yorgos Lanthimos.

Le battaglie con cui si apre il film sono quelle di “Ghetto” Pat Calhoun (interpretato da Leonardo DiCaprio) e Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), una coppia del gruppo di rivoluzionari noto col nome di “French 75”. Tra attacchi agli uffici politici e alle banche, i due diventano una coppia anche nella vita. Ma l’incontro che più di tutti segnerà la loro vita è quello tra Perfidia e il capitano Steven Lockjaw (Sean Penn), a capo di un centro di detenzione per immigrati posto sotto attacco dai French 75. Perfidia umilia Lockjaw, ma ciò non fa che alimentare i sentimenti perversi del capitano, che sviluppa un sentimento di attrazione nei confronti della donna. Un’attrazione per il nemico, per chi avrebbe il compito di combattere, che dà sin da subito l’idea di un potere degenerato e delle contraddizioni umane.

Teyana Taylor in Una battaglia dopo l'altra

D’altronde non mancano i personaggi contraddittori e imperfetti del cinema di Anderson, che vivono di conflitto. Personaggi disillusi, come il Pat di DiCaprio. O forse sarebbe meglio dire il Bob di DiCaprio. Perché dopo un inizio scoppiettante, in cui Pat e Perfidia hanno una bambina, ma non riescono a trovare un equilibrio tra famiglia e rivoluzione, la pellicola compie un salto in avanti di 16 anni. Ci porta a Baktan Cross, dove Pat vive da solo con sua figlia (Chase Infinity), sotto gli pseudonomi di Bob e Willa Ferguson. E Bob vive di paranoie e di droghe, non più di lotta e rivoluzione. Per La nascita della figlia ha assopito gli istinti rivoluzionari a vantaggio di quelli paterni.

Ma è proprio quando Willa è in pericolo che rinasce lo spirito combattivo di Bob, che ritrova la forza di gridare “Viva la revolución” al sensei interpretato da Benicio del Toro, al termine di una lunga sequenza a dir poco divertente. Tra le altre cose, infatti, guardando Una battaglia dopo l’altra è difficile anche trattenere le risate, pur trattando temi di rilievo e situazioni. L’equilibrio formale e narrativo di questo film, con cui Anderson fa convivere generi e tematiche diverse, è semplicemente il frutto di quasi 30 anni di carriera.

Leonardo DiCaprio e Benicio Del Toro in Una battaglia dopo l'altra

Un film politico, camuffato da cinema pop-corn, in cui vediamo il meglio delle qualità di Anderson da sceneggiatore, e soprattutto lo vediamo a tutti gli effetti dirigere un action (la citazione a Tom Cruise, poco prima che un personaggio si lanci da un’auto in corsa, non è casuale). Una battaglia dopo l’altra contiene uno degli inseguimenti più belli e carichi di tensione, anche grazie all’onnipresente colonna sonora di Jonny Greenwood, mai visti sul grande schermo. Automobili che si muovono su una strada fatta di sali e scendi, proprio come tutta l’opera di Anderson. Personaggi che si intravedono e si perdono di vista, si incrociano, cambiano direzione e si allontanano. Personaggi che si fermano lungo il tragitto, in attesa dell’arrivo del nemico. Una sequenza non solo visivamente strabiliante, ma che è la perfetta sintesi delle qualità registiche di PTA.

E poi ci sono le interpretazioni, di un vasto cast in cui ognuno dà il suo contributo, dall’emergente Chase Infiniti ai veterani. Non a caso, il film vanta il miglior Leonardo DiCaprio da diverso tempo a questa parte, fantastico nel dettare il ritmo e i toni dell’intera pellicola in un’interpretazione che sembra ricordare il Drugo dei fratelli Coen. Ma è Sean Penn a prendersi la scena, con un villain formidabile che gli varrà una nomination (o forse qualcosa in più) ai prossimi premi Oscar, come miglior attore non protagonista. E chissà se sarà anche la volta buona per Paul Thomas Anderson, il regista con più candidature a non aver mai conquistato una statuetta. Fortunatamente però i premi non dicono tutto, considerato quanto il suo cinema abbia fatto la storia anche senza quelli. E a prescindere da quello che deciderà l’Academy, Una battaglia dopo l’altra è un altro gioiello che vivrà in eterno.

8.5

Verdetto

Una battaglia dopo l'altra è il film giusto al momento giusto. Uno dei punti più alti della carriera di Paul Thomas Anderson, in grado di confezionare un'opera importante ma ricca di humor e azione. Un film per tutti, dai fan del suo cinema al grande pubblico

Pro

  • Un film politico a tinte action e comedy
  • Le interpretazioni di Leonardo DiCaprio e Sean Penn
  • La colonna sonora di Jonny Greenwood